UNA SERATA AL TROTTER

di Ermanno Mori
(estratto da: Per Vanni Scheiwiller, Libri Scheiwiller, Milano, 2000)

Vanni lo conoscevo prima che cominciasse a fare l’editore in proprio. Nelle rare visite dalle Marche a Milano, subito dopo la guerra, passavo all’Hoepli e ritiravo direttamente dal padre tutte le sue pubblicazioni. Mi aveva raccomandato il pittore Domenico Cantatore che, in estate, villeggiava a Civitanova. Poi il “vecchio” Scheiwiller mi spediva i suoi preziosi libriccini, e gli saldavo le fatture  periodicamente.
Continuammo in questo modo anche quando Vanni stava subentrando all’attività paterna. In seguito mi stabilii a Milano, e Vanni mi venne a trovare in via Sammartini 15, portandomi le ultime edizioni del “Pesce d’Oro”. Garbatamente, ma nettamente, mi chiese se non lo ritenevo capace di gestire le Edizioni Scheiwiller, visto che continuavo a rivolgermi sempre direttamente al padre. Mi scusai dicendo che si trattava di abitudine. Ero felicissimo però, ora che l’avevo conosciuto, di avere a che fare con lui.
Divenimmo presto amici: oltre alla vicinanza dei caratteri, esisteva la favorevole circostanza che ero cognato dell’incisore Arnoldo Ciarrocchi, le cui acqueforti erano molto apprezzate da Vanni, ed avevo stretti rapporti con Carlo Ciussi, pittore friulano per il quale Vanni preparava uno dei suoi splendidi libretti. E, a causa di quest’edizione, conobbi Alina, proprio nel momento del sorgere del suo idillio con Vanni.
Dovevamo recarci, con la mia macchina, a Cividale del Friuli, dove risiedeva Ciussi, per scegliere i quadri da pubblicare, e Vanni mi avvertì che sarebbe venuta con noi una signorina polacca, assai brava nella xilografia e anche carina. Ci venne incontro, di mattina presto, alla partenza, una ragazza dalla pelle bianca, luminosa, dagli occhi verdi-grigi, con un baschetto rosso e un sorriso splendente. E grazie anche alla presenza di Alina, la giornata friulana fu particolarmente gradevole. L’intesa amorosa fra Vanni e Alina si intravedeva evidente, anche se i due, riservatissimi, cercavano di non palesarsi troppo. Poco dopo ci fu il matrimonio.
Con Vanni ci si incontrava sovente, spesso in qualche buon ristorante a Milano, e la sua compagnia costituiva sempre una festa. Non era solo la buona qualità del vino, scelto da Vanni, ottimo conoscitore, a creare un ambiente caloroso, quanto il sapore arguto della conversazione alla quale partecipavano – sempre in numero contenuto di conviviali – critici o pittori o poeti, e rare volte qualche simpatica ragazza. Vanni, pur garbatissimo, non riusciva a trattenere la battuta piccante su personaggi del mondo culturale, pieni di boria ma con evidenti ottusità. Anche in questi casi, il suo tono ironico era sempre di stile.
Ci incontrammo anche a Roma e nelle Marche, in occasione di mostre e di convegni d’arte. In quest’ultima regione il punto di incontro era la casa dell’amatissimo pittore Nino Ricci, a Macerata.
Mi viene voglia di ricordare una serata felice, che non aveva nulla a che fare, stavolta, con l’arte e la poesia: riguardava le corse dei cavalli. Un pomeriggio di fine luglio, vicino agli anni Ottanta, Vanni mi chiamò al telefono, invitandomi a stare insieme, la sera, con un professore, amico di Alina, che veniva dalla Polonia. Accettai felicissimo, pretendendo però che l’incontro avvenisse al Trotter di San Siro, dove si cenava bene e ci si salvava dalla calura estiva. Di notte l’ippodromo di San Siro è straordinario. Le corse, tra i barbagli luminosi dei fari, sembrano una favola. Il professore polacco, dal volto e dai modi molto simpatici, non aveva mai visto corse al trotto. Gli insegnai a scommettere piccole somme su cavalli che io conoscevo, così che era difficile perdere, anzi, raggranellammo una piccola cifra. La cena, schiettamente lombarda (riso allo zafferano e cotolette alla milanese), fu apprezzatissima anche dall’amico polacco, professore, se ben ricordo, in un’importante scuola d’arte di Cracovia. Ma nell’animazione della “festa”, durata quasi tre ore, tracannammo qualche bicchiere in più. La serata era afosa, ed il gelido vino bianco scorreva liscio nella gola. Ci salvò dal pericolo di una netta sbronza Vanni che, memore di certi ricordi friulani di casa Giacomini (poeta di Codroipo del quale Vanni aveva pubblicato splendide poesie dialettali), ordinò copioso formaggio a fin di cena. “Il formaggio ammazza il vino”, asseriva, senza possibilità di obiezione, il poeta Giacomini. Rientrammo a casa canticchiando. Vanni era felice come un bambino, e col sorriso luminoso di sempre.

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi